Miles Davis - Kind Of Blue (Eac Flac Cue)
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Added:12/06/2008
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Comments:<pre>Miles Davis - Kind Of Blue Category - Jazz Instrumental Label Legacy Columbia Orig Year 1958 Release CD Date Mar 25, 1997 Personnel Miles Davis - trumpet John Coltrane - tenor saxophone Julian "Cannonball" Adderley - alto saxophone Bill Evans - piano Wynton Kelly - piano Paul Chambers - double bass Jimmy Cobb - drums Track list 1. So What 2. Freddie Freeloader 3. Blue in Green 4. All Blues 5. Flamenco Sketches 6. Flamenco Sketches - (alternate take) Listen to all http://www.amazon.com/gp/recsradio/radio/B000002ADT/ref=pd_krex_dp_a Recensione Scheda Ho già recensito l'album Miles Davis - Bitches Brew su richiesta dell'amico Mazinger, che come detto è album rivoluzionario per la nascita del Jazz Elettrico(obiettivamente ostico all'ascolto) per capirlo bisogna assolutamente calarlo nel periodo storico scritto era il 1969. Ma per capire l'evoluzione della musica di Miles Davis bisogna tornare indietro nel tempo (1958) ed assolutamente ascoltare âKind of blueâ album che dà vita al "jazz modale"! Approcciarsi alla recensione di âKind of blueâ mette addosso, innanzitutto, una sorta di ansia da prestazione, in particolare in un individuo come il sottoscritto che lo considera una delle più belle opere dâarte partorite dalla mente di un essere umano nel corso di tutto il secolo appena trascorso. Un disco a proposito del quale sono stati versati ettolitri di inchiostro, reali o virtuali che siano, al cui riguardo sono stati stesi veri e propri trattati, ed è stato scritto tutto (ma non il contrario di tutto, contravvenendo il celebre luogo comune, considerato che non è mai giunta notizia alcuna di un osteggiatore dellâopera davisiana de qua), un disco che solitamente piace a chiunque, dal jazzofilo accanito al rockettaro sfegatato e integralista, con la miriade di vie di mezzo possibili e immaginabili. Ma lasciamo da parte i timori reverenziali (tuttavia doverosi come una dichiarazione dâamore) e procediamo, sperando di non dissacrare questa pietra miliare dellâarte novecentesca con banalità eccessive dettate dallâimpotenza di trascrivere in parole quella che, per chi scrive, è molto di più di un semplice susseguirsi di note più o meno azzeccato, ed anzi è un generatore di emozioni sempre nuove e mai ripetitive, uno dei rari casi in cui lâascolto reiterato allâinfinito di un disco non potrà mai venire a noia. Già solo nello sbirciare la lista dei musicisti che hanno partecipato alle sessions da cui è nato âKind of blueâ si sospetta di trovarsi dinnanzi a qualcosa di grande: John Coltrane e Cannonball Adderley rispettivamente al sax tenore e alto e Bill Evans al piano, per citare i nomi più altisonanti. Cosa mai potranno fare questi personaggi sotto la direzione (spesso dispotica, va detto) di Miles Davis? Innanzitutto danno vita al jazz modale, che molta influenza avrà dallâuscita di âKind of blueâ in poi per il futuro del jazz tutto, a cominciare da quello dello stesso John Coltrane, che prendendo questa nuova via musicale come punto di partenza imboccherà la sua personale e mistica strada verso la New Thing (fenomeno invece mai approcciato da Davis), sfornando capolavori immortali come âMy favorite thingsâ o âA love supremeâ prima di arrivare ad album propriamente free quali âAscensionâ. Jazz modale, dicevamo, ovvero â in due parole â la liberazione dalla gabbia armonica degli accordi e la massima libertà nellâimprovvisazione, che fa appunto riferimento alle scale modali piuttosto che a quelle relative ai singoli accordi, e viene eseguita su giri armonici molto più semplici rispetto agli stilemi del be bop e dellâhard bop in particolare, e di tutto il jazz ante âKind of blueâ in generale. Un esempio di tutto ciò lo si ha fin dallâincipit del disco, con la celebre e meravigliosa âSo whatâ, composta sostanzialmente da un unico accordo â girato e rigirato in tutti i modi possibili e immaginabili, di tanto in tanto alzato o abbassato di un semitono (il che, in un simile contesto, equivale ad un terremoto) â allâinterno del quale si crea un vero e proprio microcosmo musicale parallelo, una musica nella musica, un mondo a sé stante in un accordo. Questo è il jazz modale, questo è (un aspetto de) il genio di Miles Davis (e dei suoi compagni di viaggio). Ma se è vero che âKind of blueâ è considerato allâunanimità il manifesto del jazz modale, altrettanto vero è che sarebbe riduttivo considerarlo degno di nota âsoloâ per questo aspetto. La sua grandezza risiede anche (e soprattutto) altrove, altrimenti saremmo di fronte al classico esempio di un disco considerato importante unicamente per la sua portata innovativa, operazione un poâ da archeologo musicale â utile a riempire le pagine di storia della musica, un poâ meno a scaldare il cuore degli appassionati â e il bello è, invece, che il fatto che questa sia unâopera seminale (che brutta parola) è solo un di più, un valore aggiunto, quasi ornamentale, che rende affascinante âkind of blueâ anche in termini storiografici ma che a nulla rileva per quanto concerne sua straordinaria capacità di arrivare dritto allâanima di chi lo fa suo. In fondo, cosâè che ha reso celebre âkind of blueâ e ha appassionato tanti amanti della musica non è tanto il jazz modale in sé, ma la interpretazione davisiana dello stesso, con il suono inconfondibile della sua tromba e il suo gusto nella scrittura e negli arrangiamenti, gli assolo pressoché perfetti di Coltrane e Adderley (che mantengono un livello qualitativo incredibile per tutto il disco, ora in senso più lirico, ora in maniera più veemente), il tocco magico e un poâ cool (in cui pare di sentire, tra una nota e lâaltra, il fantasma di Lennie Tristano) di Bill Evans, il âriffâ del contrabbasso di Paul Chambers (proprio lui, âMr. P. C.â, che se Coltrane gli ha dedicato un brano così in un disco così â âGiant Stepsâ â un motivo ci sarà ) in âSo whatâ e più in generale tutte le sue linee ritmico-armoniche, il piano più âneroâ e meno glaciale di Wynton Kelly in âFreddie Freeloaderâ, pezzo dove maggiormente vengono fuori lâanima e le radici blues, la malinconia di âBlue in Greenâ che sembra uscito da un film noir (il brano perfetto che Davis non ha scritto per il pur bello âAscenseur pour lâéchafaudâ), in cui si esternano tutta la poesia del piano di Bill Evans e la profondità della tromba di Miles, le deliziose peripezie dei Nostri sullâostinato di âAll Bluesâ e, per finire, la delicatezza di âFlamenco Sketchesâ, quasi una ninna nanna di lusso, a chiudere il disco. E, in fondo, la semplicità con cui fila via tutto liscio e la sensazione costante di armonia ed eleganza che aleggia fra le note di âKind of blueâ e, perché no, la facilità incredibile con cui lâalbum si presenta allâascolto, pur non essendo, ovviamente, un disco propriamente âradiofonicoâ. à inutile e poco poetico stare qui a sviscerare oltre il disco de quo, non fosse altro per una questione di rispetto verso unâopera di tale portata, i tecnicismi preferiamo lasciarli ad altri; adesso è lâora di alzarsi, premere nuovamente il tasto play e ricominciare ad assaporare quel girettino di contrabbasso che apre âSo whatâ e, naturalmente, tutto il resto a seguire. Buona continuazione. Approfondimento "Jazz modale" Un tipico brano modale può essere composto solamente di due o tre accordi, i quali possono durare anche 8 o 16 battute. Da un lato l'improvvisazione modale è molto più semplice dell'improvvisazione sui cambi di accordo, dal momento che non dovete continuamente pensare a quale scala passare. Dall'altro, però, non potrete limitarvi a cucire insieme pattern collaudati sul ii-V-I, né fare affidamento su un uso analitico delle scale o di sostituzioni di accordi, e questo renderà il tutto più complicato. Certa musica è considerata modale anche se segue progressioni tradizionali di accordi come il blues. Il concetto di modalità ha molto a che fare con ciò che si fa con l'armonia. Negli stili derivanti dal Bebop il solista suscita interesse per la sua scelta delle note sull'armonia, incluse le dissonanze, le tensioni e le risoluzioni. Per esempio molti boppers finiscono spesso le frasi suonando una quarta eccedente su un accordo di dominante, solo per l'effetto provocato da questa nota. Nell'improvvisazione modale si dà meno enfasi alle scelte armoniche, privilegiando lo sviluppo melodico. La ballad "Blue in Green" (dall'album "Kind of Blue" di Miles Davis) ha lo stesso moto armonico di tanti altri brani, e gli accordi sono relativamente complessi (come Bbmaj7#11 o A7alt). Malgrado ciò gli assoli su questo pezzo non sfruttano l'armonia, ma si focalizzano sulla melodicità di ogni singola frase. Ancora, in un assolo Bebop si tende a sottolineare l'estensione accordale, mentre in un assolo modale l'attenzione è rivolta alle note principali dell'accordo. Nel Bebop si tende spesso a riempire tutti gli spazi per definire completamente l'armonia, mentre nella musica modale si fa un uso più frequente delle pause e dello spazio ritmico come un elemento di struttura melodica. Entrambi gli approcci sono validi, l'importante è capirne le differenze. "So What" di Miles Davis, contenuto in "Kind of Blue", è il classico esempio di brano modale. Ha una struttura di tipo AABA, nella sezione A è usato il modo di Re dorico, nella sezione B il modo di Mi bemolle dorico. Ciò produce 16 battute consecutive in Re dorico all'inizio di ogni chorus; 24 se si contano le ultime 8 del chorus precedente. Usando solo le sette note di Re dorico è facile esaurire in fretta le idee, ma è proprio qui il bello. Non potrete sfruttare la spigolosità di un Fa diesis su un accordo di C7, dovrete usare solo le note che vi sono date. Tuttavia non siete obbligati a limitarvi alle sole note della scala. Come nelle progressioni ii-V, ci sono tecniche utilizzabili in ambito modale per aggiungere tensione. Una delle più frequenti è il cosiddetto "sideslipping". Muovendovi su Re dorico, provate a suonare frasi costruite sulle scale di Re bemolle o Mi bemolle per un paio di battute. Questa dissonanza crea tensione, che potete allentare ritornando alla scala originale. Potete anche utilizzare note di passaggio (cromatismi): mantenendo l'esempio di Re dorico, potete suonare Sol, Sol#, La (Sol# nota di passaggio). E' inoltre possibile usare una scala diversa. Per esempio, invece di Re dorico provate per alcune battute Re minore naturale, o Re pentatonica minore. Oppure potete alternare un accordo di tonica con l'accordo di dominante settima nella stessa tonalità . Se, per esempio, considerate l'accordo di Dm7 (a cui è associato Re dorico) come primo grado, l'accordo di dominante settima sarà A7, perciò potrete suonare frasi costruite su qualunque scala associata a A7, A7b9b5, A7alt (o altri accordi di La dominante settima), per poi tornare alla scala originaria di Re dorico. Attenersi strettamente alla filosofia modale significa fare un uso molto limitato delle tecniche sostitutive appena descritte. Il principio fondamentale dell'improvvisazione modale è l'ottenimento della massima melodicità sfruttando solo gli accordi di base e le note della scala. Le scale pentatoniche sono una scelta particolarmente appropriata in ambito modale, poiche riducono le vostre possibilità a sole cinque note invece di sette e vi costringono ad un ulteriore sforzo per suonare melodicamente e sfruttare gli spazi. Questo risultato può essere ottenuto suonando frasi costruite su intervalli di quarta, una pratica molto efficace nei brani modali con pochi cambi di accordo (anche se può risultare altrettanto efficace in altre situazioni).Mi rendo conto che anche questo approfondimento è cosa ostica, ma se non si conoscono le basi del "Jazz modale" non si capisce la portata storica di "Kind of Blue". Non me ne vorrete ma queste cose vanno scitte. Allargando gli orizzonti........ lerryd </pre>
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01 - So What.flac |
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02 - Freddie Freeloader.flac |
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03 - Blue In Green.flac |
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04 - All Blues.flac |
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05 - Flamenco Sketches.flac |
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06 - Flamenco Sketches (Alternate Take).flac |
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