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Pier Paolo Pasolini - Ragazzi di Vita[tntvillage.org]

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    10/02/2008
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    [size=18][color=red]Pier Paolo Pasolini - Ragazzi di Vita[/size] [/color]<br /> <br /> by DUG<br /> <br /> [color=limegreen]:::-&gt;Copertina del Libro&lt;-:::[/color]<br /> <br /> [img]http://img414.imageshack.us/img414/4376/00017tc.jpg[/img]<br /> <br /> [color=limegreen]:::-&gt;Autore, Lingua, Numero Pagine, Formato&lt;-:::[/color]<br /> <br /> Autore:P.P.Pasolini<br /> Lingua:Italiana<br /> Formato:pdf(ebook)<br /> <br /> [color=limegreen]:::-&gt;Trama&lt;-:::[/color]<br /> <br /> Al termine di Ragazzi di Vita non rimane quella sensazione di soddisfazione che in genere si prova quando si finisce di leggere un romanzo distensivo, rilassante e coinvolgente; la sensazione che rimane &egrave;, piuttosto, di malessere e tristezza: quelli che ne Il Sogno di una Cosa erano ragazzi di campagna semplici e schietti, in compagnia dei quali si trascorrevano ore tranquille, oltre che momenti pi&ugrave; difficili, in quest'altro romanzo sono adolescenti della periferia di Roma, sottoproletari con alle spalle famiglie sfrattate, ammucchiate insieme ad altre famiglie in stanze e corridoi di edifici fatiscenti.<br /> <br /> Il romanzo racconta le loro giornate trascorse alla ricerca di soldi e passatempi. Sono personaggi emarginati dalla citt&agrave; normale e rispettabile, non integrati in un contesto sociale di lavoro o scuola: la strada &egrave; il loro spazio e la loro scuola. Una delle sensazioni pi&ugrave; immediate, durante la lettura, &egrave; che si stia assistendo alla storia di adolescenti che non sono mai stati bambini. In loro non c'&egrave; la voglia di giocare innocentemente, nessuno di loro &egrave; ingenuo; l'unico ad avere qualcosa in comune con la figura del bambino, Marcello, muore quasi subito, proprio nel momento in cui va a cercare il Riccetto, suo migliore compagno di avventure.<br /> <br /> La strafottenza, la tracotanza, la malizia e la prepotenza sono talmente naturali da sembrare quasi congeniti; non esistono rapporti umani basati sull'amicizia, sui vincoli familiari o d'amore. La povert&agrave; e la disperazione che regnano in questo romanzo non guardano in faccia a niente e nessuno: per gioco si pu&ograve; decidere di bruciare uno del gruppo, per rabbia si pu&ograve; reagire accoltellando la propria madre, per necessit&agrave; si rubano i soldi di tasca a un amico con il quale ci si stava divertendo sul fiume poco prima.<br /> <br /> Il fiume &egrave; il punto di ritrovo dei personaggi, metafora dello scorrere del tempo: come la vita cos&igrave; il fiume scorre verso un'unica direzione in un rinnovarsi del sempre uguale: queste vite hanno tutte un destino simile, quelle che seguiranno avranno la stessa sorte, &egrave; come un incantesimo che ha intrappolato i destini di chi si specchia o si bagna nelle sue acque. L'acqua ha un ruolo centrale, fa parte di una sorta di rito iniziatico: si attraversa il fiume per dimostrare di essere grandi, di essere pronti: lo hanno attraversato il Caciotta, un duro; il Riccetto, che da finto dritto che non riusciva a non farsi 'fregare' &egrave; diventato adulto; non &egrave; riuscito a mettere piede nelle sue acque il B&egrave;galo, morto per un attacco di tubercolosi sulle sue sponde; infine Genesio, desideroso di crescere e dimostrare qualcosa compiendo la traversata, muore, trascinato dalla corrente.<br /> <br /> Ma lui non riusciva ad attraversare quella striscia che filava tutta piena di schiume, di segatura e d'olio bruciato, come una corrente dentro la corrente gialla del fiume. Ci restava nel mezzo, e anzich&eacute; accostarsi alla riva, veniva trascinato sempre in gi&ugrave; verso il ponte. (p. 239)<br /> &Egrave; un fiume torbido e inaffidabile, una metafora pi&ugrave; che somigliante al tipo di vita che si ritrovano i personaggi pasoliniani, gi&agrave; minati dalla nascita. Anche in questo romanzo sono gli istinti pi&ugrave; naturali dell'uomo a farla da padroni: fame, sonno, sesso, sono sempre presenti:<br /> Il Lenzetta e il Riccetto s'accostarono alla donna ch'era piccola e grossa come un rotolo di coppa, stettero un po' a contrattare, e, passando tra i fili di ferro di un reticolato, si spinsero in dentro, tra mucchi fradici di canne. Non ci misero molto; appena che risortirono andarono calmi calmi a lavarsi un pochetto a una fontanella, in mezzo al piazzale dov'era il capolinea dei tranvai. Per dormire ci pens&ograve; il Lenzetta. Dietro alla borgata Gordiani, in una prateria da dove si vedeva tutta la periferia con le borgate, da Centocelle a Tiburtino, in fondo ad un orto zuppo di guazza, ci stavano dei grossi bidoni arruzzoniti, abbandonati l&igrave; insieme a altri ferrivecchi, in un recinto. Erano abbastanza grossi, tanto che ci si poteva camminare dentro sulle ginocchia, e lunghi quanto una persona. Dentro uno di questi il Lenzetta c'aveva messo della paglia; ne prese un poca, e la mise in uno vicino. Ci si distesero e ci dormirono fino alla mattina dopo alle dieci. (p. 99)<br /> Si parla in romanesco, soprattutto con imprecazioni e frasi smozzicate, &egrave; una lettura che crea tensione, che esige attenzione ad ogni pagina, non perch&eacute; 'bisogna stare attenti', ma perch&eacute; non si riesce a non rimanere coinvolti e a non provare un senso di colpa davanti a tanta disperazione. A mio parere il senso di colpa nei confronti di questi personaggi &egrave; d'obbligo, anzi &egrave; pi&ugrave; giusto affermare che dovrebbe essere immediato e naturale: nel 1997 non possiamo certo pensare che quella raccontata da Pasolini sia una realt&agrave; riscontrabile esclusivamente negli anni in cui scriveva, basta andare un po' pi&ugrave; in periferia, o semplicemente a mezzo chilometro da casa mia, che guardacaso vivo a Centocelle, dove, in una scuola abbandonata, vivono alcune famiglie che non hanno casa. E l'indifferenza, anzi l'assenza dello Stato che dovrebbe assistere, allora come adesso, &egrave; pi&ugrave; attuale che mai, a parte quando 'tutela l'ordine'.
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